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Alighiero Boetti -
nota biografica
Alighiero Boetti ( 1940-1994) – o Alighiero e Boetti
come si firma a partire dal 1973 – nasce a Torino dove
esordisce nell’ambito dell’Arte Povera a gennaio del
1967. Nel 1972 si trasferisce a Roma, città in cui
scopre il piacere della luce e dei colori lontani
dall’austerità torinese. Già l’anno precedente ha
scoperto l’Afghanistan e avviato il lavoro artistico che
affida alle ricamatrici afghane, tra cui le Mappe,
planisferi colorati che egli riproporrà lungo gli anni
come registro dei mutamenti politici del mondo.
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Alighiero Boetti nel suo studio,
Torino, 1967
Photo: © Paolo Bressano |
Artista concettuale, versatile e caleidoscopico, produce
una grande varietà di tipologie di opere e per alcune
delega l’esecuzione manuale ad altri, ma sempre secondo
regole del gioco ben precise e principi come quello
‘della necessità e del caso’ per citare Jacques Monod
premio Nobel per la Fisica 1971.
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Alighiero Boetti
Cassano d’Adda, 1970
Photo: © Giorgio Colombo, Milano |
Alighiero Boetti
Galleria Toselli, 1970
Photo: © Paolo Mussat Sartor,
Torino |
Nascono così i monocromi a biro (blu, neri, rossi,
verdi) in cui la campitura tratteggiata su carta mette
in scena il linguaggio; ugualmente tutte le opere
ricamate su stoffa, non solo le Mappe del mondo ma anche
certe composizioni di lettere, sempre quadrate e
multicolore (sul modello Ordine e disordine); infine i
Tutto, fitti puzzle in cui si ritrova davvero tutto:
figure da rotocalchi, oggetti da scrivania, sagome di
animali…
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One Hotel
Kabul, 1971 |
Alighiero Boetti,
One Hotel
Kabul, 1971 |
Altre tipologie di opere di Boetti sono invece di mano
esclusivamente sua. Sono ad esempio i Lavori postali,
giocati sulla permutazione matematica dei francobolli,
sull’aleatoria avventura del viaggio postale e (a
partire dagli anni 80) sulla segreta bellezza dei fogli
inviati nelle buste. Oppure nei primi anni 70, i tanti
‘esercizi’ a matita su carta quadrettata, basati su
ritmi musicali o matematici. Infine negli anni 80 e 90
le composizioni colorate e di tecnica mista su carta in
cui scorrono schiere di animali, memori della
decorazione etrusca o pompeiana.
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Alighiero con Anne Marie,
Agata e Matteo
Roma, 1975
Photo: © Giorgio Colombo, Milano |
Il tempo, il suo scorrere affascinante e ineluttabile, è
forse il tema unificante nella pluralità tipologica e
iconografica di Boetti.
Tra le ultime opere alcune sono monumentali, come i 50
arazzi con testi in italiano e persiano (esposti a
Parigi nella mostra ‘Les Magiciens de la terre’, 1989),
oppure i 50 khilim esposti al Magasin di Grenoble a
dicembre 1993 nell’ultima mostra inaugurata alla
presenza dell’artista allora già molto malato.
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Alighiero Boetti, Marocco, 1982
Photo: © Isabella Gherardi, Firenze |
Alighiero Boetti, Roma, 1985
Photo: © Giorgio Colombo, Milano |
Alighiero Boetti ha esposto nelle mostre più prestigiose
e emblematiche della sua generazione, da ‘When attitudes
become form’ (1969 ) a ‘Contemporanea’ (Roma, 1973), da
‘Identité italienne’ (Parigi, 1981) a ‘The italian
metamorphosis 1943-1968’ (Guggenheim Museum New York,
1994). E’ stato sei volte presente alla Biennale di
Venezia, con sala personale premiata nell’edizione del
1990 e un omaggio postumo nel 2001.
La sua opera nonché le sue scelte in quanto artista
hanno fortemente influenzato la generazione successiva e
molti giovani del nuovo millennio, in Italia e nel
mondo.
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Alighiero Boetti
nello studio di Via del Pantheon,
Roma, 1989
Photo: © Randi Malkin
Steinberger 1989/2006 |
Alighiero Boetti
nello studio di
Via del Pantheon, Roma, 1989
Photo: © Randi Malkin
Steinberger 1989/2006 |
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Alighiero Boetti con il
calco dell’opera “Autoritratto”
Studio di
Arnaldo Pomodoro, Milano, 1993
Photo: © Giorgio Colombo, Milano |
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