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L’ARTE DI ALIGHIERO BOETTI
“…penso di essermi posto in una situazione di ricerca, nel senso di un atteggiamento di attenzione e di curiosità che permette di vedere moltissime cose e di divertirsi molto con il mondo, dietro le cui apparenze stanno delle incredibili magie: magie delle parole, magie dei numeri…”: in questo pensiero di Alighiero Boetti (1940-1994) si concentra tutta la vita dell’artista che compì lunghi viaggi in Afghānistān, in Europa, in Africa, negli Stati Uniti e in Giappone, da cui trasse ispirazione per opere note come le mappe, i lavori postali, le opere a biro. Interrotti gli studi in economia e commercio si è dedicato da autodidatta all’arte elaborando opere d’ispirazione neodadaista. Esponente del movimento definito dal critico G. Celant arte povera (1967), ha prodotto opere in forme e materiali eterogenei, che esprimono con ironia l’idea del contrasto (peso e leggerezza, trasparenza e opacità, eternità e fugacità) o dell’accumulazione: Colonne (1968, pile di centrini di carta); Cimento dell’armonia e dell’invenzione (1969, percorsi lineari infinitamente variati nati dal ricalco a matita di una carta quadrettata). A cura di Arianna Mercanti, Archivio Alighiero Boetti in occasione dell’uscita del secondo tomo del catalogo generale di Alighiero Boetti, edito da Electa (ottobre 2012) – http://www.treccani.it/webtv/videos/Itin_boetti.html



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