1977
novembre 14, 2017
1979
novembre 14, 2017

5 marzo, Kunsthalle di Basilea: prima antologica di Boetti, a cura di Jean-Christophe Amman.

Invito della mostra Kunsthalle Basilea, 1978

Invito della mostra Kunsthalle Basel, 1978

 

Basilea, Guido Fuga di fronte agli Aerei,1978

Basilea, Guido Fuga di fronte agli Aerei,1978

Sono presenti quasi sessanta opere tra cui il finora mai esposto insieme di (ventiquattro) Viaggi postali, completato dal Dossier postale che ne costituisce la “radiografia” progressiva; alcuni lavori di grandi dimensioni come Cimento dell’armonia e dell’invenzione in venticinque elementi (1969), Estate 70, I sei sensi, polittico in undici pannelli (1973), 720 lettere dall’Afghanistan, la grande Mappa (1971-1973), Ordine e disordine, composto da cento ricami (1973), I Vedenti, insieme di cinque ricami. Inoltre ci sono opere recenti, presentate nella stagione precedente in Italia, come Collo rotto e braccia lunghe, Gary Gilmore, Aerei; il Libro dei Fiumi (che il pubblico poteva sfogliare) e un nuovo grande ricamo Titoli.
In quell’occasione viene girato il film di Emidio Greco “Niente da vedere, niente da nascondere”, ancor oggi fondamentale film-documento e film d’artista.

Alighiero Boetti, Kunsthalle Basel, 1978. Foto Gianfranco Gorgoni

Alighiero Boetti, Kunsthalle Basel, 1978.
Foto Gianfranco Gorgoni

Tra marzo e maggio AB partecipa alla collettiva De Foscherari “Le figure del tempo”, presente in due delle tre sezioni (con Lampada annuale e Cimento dell’armonia e dell’invenzione).

Il 6 maggio la Galleria Mario Diacono di Bologna ripropone Collo rotto, braccia lunghe e Gary Gilmore; Diacono scrive e pubblica in opuscolo un’illuminante analisi del concetto di “mano sinistra” nell’opera di Boetti, con il neologismo di “sinistritudine” ovvero stacco tra idea ed esecuzione, “mano sinistra dell’essere (…), l’ipersignificante con cui l’è di Boetti ha doppiato/copiato i significati e referenti sociali”, fino a diventare in altre opere “quel corpus di artigiani che nel corso degli anni ha ‘fatto’ materialmente alcuni dei suoi lavori”.

11 maggio, Roma, Galleria Liverani: si apre “Pas de deux”, collettiva a cura di Annemarie Sauzeau Boetti e Giovan Battista Salerno. AB, in duetto con Berty Skuber, presenta Regno animale, prima composizione della tipologia di opere Tra se e sé, di cui scriverà nell’81 in occasione della mostra alla Galleria Chantal Crousel: “Una linea retta unisce la matita di Alighiero e la matita di Boetti. Una specie di Ping Pong. Gli animali, anche una pietra e per evitare privilegi anche un motorino (il mio), seguono una loro strada, meglio, orbita. È il lavoro più silenzioso che abbia mai fatto. Questi animali attraversano il foglio portando nella loro immagine il ricordo di milioni e milioni di loro predecessori e ti ricordano il tempo, quello antico, lento, anonimo, identico, immobile, invariato”.

Il libro Classifying the thousand longest rivers in the world, finalmente pubblicato e presentato a Basilea, è promosso in varie gallerie, ad esempio da Paul Maenz a Colonia il 31 maggio e a Roma presso Il Cortile il 13 giugno.

Il 2 luglio AB è presente alla XXXIX Biennale di Venezia, “Sei stazioni per Arte natura/La natura dell’arte” a cura di J.C. Ammann, A. Bonito Oliva, A. Del Guercio e F. Menna con l’opera Dodici forme a partire dal 10 giugno 1967.

Nella recensione della Biennale in “Data”, è documentato un insieme molto significativo della produzione concettuale di AB a partire dagli anni dell’Arte Povera, tra cui il Manifesto del 1967, il Dossier postale (1969- 1970), un Lavoro postale spedito da Kabul nel 1971, fino al più recente disegno a inchiostro Gli anni della mia vita 1976. In effetti, nel corso dell’anno AB si dedica sempre più alle sue realizzazioni private su carta, con tecnica mista (inchiostri colorati, pochoir, collage, frottage, massage, punzonatura) compresa la calligrafia a matita con la mano sinistra, creando una sorta di narrazione diaristica circa le proprie pratiche.

Alighiero Boetti, 1978. Foto Paolo Mussat Sartor

Alighiero Boetti, 1978. Foto Paolo Mussat Sartor

Ciò che sempre parla in silenzio è il corpo. Così scrivevo a due mani partendo dal centro verso l’esterno fino alla massima estensione possibile delle mie braccia. Misurai un metro e ottantatre centimetri la mia unità di estensione. Era il marzo del millenovecentosettanta a Torino”.

“Agosto Millenovecentosettantotto a Roma Alighiero e Boetti preparano alcuni disegni collage e/o altro prima di intraprendere nuovi grandi lavori. Sono particolarmente solo e ho trovato una precisa analogia in merito alle virgole, comma in inglese, mi piace di più, con Mallarmé (…) Sto usando materiali del passato, scorie, avanzi, cataloghi (…) La base è il pack che credo rappresenti il mio cervello in questo tempo”.

O ancora, a proposito della foto di sé con pugno chiu- so e pugno aperto, opera del 1968 intitolata San Bernardino: “Dieci anni fa ten years ago a San Bernardino- Vernazza fotografato da Robert Cagnoli del quale ho perso le tracce da diversi anni – non ricordo il colore del maglione certamente non l’ho più – la foto servì da cartolina-invito alla mia prima mostra da Sperone (…)”.
Il 14 dicembre presso la Galleria Stein, l’invito della mostra personale presenta alcune frasi “fatte quadrare” su carta quadrettata. D’altronde questa era la fase preparatoria di tutti i ricami di lettere eseguiti poi in Afghanistan. AB espone solamente ricami, tra cui Ordine e disordine in cento elementi, il grande ricamo Titoli e un Segno e disegno bianco e nero.

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