1990
novembre 14, 2017
1992
novembre 14, 2017

AB inizia a utilizzare nuovi strumenti tecnici, leggeri e rapidi, legati all’innovazione nella comunicazione: fogli di carta formato commerciale o fax. Nasce la serie da lui chiamata Extra-strong. Ogni foglio, lavorato a matita, inchiostri colorati, collage e timbrature varie, diventa un microcosmo miniato, la pagina di un codice o di un diario.

Inaugurazione alla Galleria Seno, Milano - foto Giorgio Colombo

Inaugurazione alla Galleria Seno, Milano – 1991  – foto Giorgio Colombo

La sua passione per l’informazione (giornali, riviste e rotocalchi) trova una nuova modalità espressiva: invece di far trascrivere da Bobo Marescalchi immagini di copertine in disegni a matita (dopo le serie annuali 1984, 1986, 1988, 1990 sarà l’ultima), AB comincia a operare da solo, fotocopiando in bianco e nero. Parlando delle sue sperimentazioni con la “Rank Zerox 3600”, iniziate nel 1969, lamenterà una mancanza di disponibilità delle aziende rispetto alla ricerca artistica:
… le idee erano tante. Io dicevo che la fotocopiatrice non è una macchina solo da ufficio. Nel duemila l’avremo tutti nel salotto. Datemene una da portare a casa e io documenterò alcune delle sue possibili applicazioni creative. Quello che facevano altri artisti, da Munari in poi, era di manipolare il meccanismo, di intervenire sui tempi, cambiare la quantità d’inchiostro ecc. A me invece interessava l’applicazione ‘standard’ della fotocopiatrice. Ma non se ne fece nulla”.

Grazie all’avvento del fax e della fotocopiatrice di piccolo formato, AB aveva finalmente trovato la sua “fotocopiatrice da salotto” per poter lavorare nel suo studio. Infatti, già negli anni ottanta, aveva cominciato a realizzare dei libri di fotocopie in edizione limitata (1984, 1986, 1988), selezionando delle pagine di riviste che lo avevano particolarmente interessato. Nel ’92 uscirà in 160 esemplari numerati e firmati 111, un diario composto da appunti, disegni privati e immagini di riviste, tutti fotocopiati e così omologati in bianco e nero.

Tutti questi “libri”, su indicazione di AB, venivano fatti rilegare in tela rossa (di afghana memoria) con il titolo scritto in caratteri dorati.

Parallelamente ai lavori di piccolo formato realizzati in prima persona, AB intensifica la realizzazione di opere di cospicue dimensioni che necessitano un tempo prolungato e un’organizzazione quasi manageriale, implicando il lavoro di ormai tantissime persone.

I viaggi diminuiscono: l’artista preferisce mandare a Peshawar i collaboratori, i figli Matteo e Agata o la moglie Caterina.

Durante l’anno si tengono numerose collettive, mentre tra le personali in Italia sono particolarmente rilevanti quelle allestite presso la Galleria Bonomo di Bari e la Galleria Seno di Milano.
Nella prima, inaugurata il 22 marzo, AB espone un fregio continuo che si snoda lungo il perimetro della galleria, due opere postali dell’89 (una eseguita in Tanzania) e molte opere su carta con temi di attualità politica come la Guerra del Golfo.

Nella seconda, inaugurata l’8 ottobre, sono presentate tra altre opere un Tutto di vaste dimensioni e una serie inedita di disegni su carta sul tema Bugs Bunny.
Le collettive sono di carattere prevalentemente storico e spaziano dal periodo dell’Arte Povera agli anni ottanta.

Marzo, Palazzo dei Congressi di Roma: nella collettiva “60-90 Trenta anni di avanguardie romane”, a cura di Laura Cherubini e Arnaldo Romani Brizzi, AB è presente con due opere: Zig Zag del ’67 e Sale e Zucchero del ’73.

26 aprile, Kunsteverein di Monaco, “Arte Povera 1971 und 20. Jahre Danach”: nella mostra sono esposti lavori storici tra cui Io che prendo il sole a Torino il 19 gennaio 1969, 1970 di ghisa, alcuni pannelli della serie Colori (Bianco Saratoga e Giallo Positano) abbinati a lavori recenti tra cui una Mappa dell’83 e un Tutto dell’89. La copertina del catalogo riproduce un Mimetico del 1981 non esposto in mostra.

20 settembre, Monastero dei Benedettini di Monreale: alla mostra “Ottanta Novanta”, curata da Francesco Gallo, AB espone Quindici, quindici piccoli ricami da Kabul, un lavoro postale del ’72 e l’opera su carta in due fogli Collo Rotto braccia lunghe del ’76.

In Novembre, al Palazzo della Permanente di Milano viene proposta un’originalissima esposizione dal titolo “Ricamata Pittura. Quadri ad ago dal XVII al XX secolo”. Sono selezionati solo tre artisti del Novecento: AB si ritrova in compagnia di Marcello Nizzoli e dell’amato Alberto Savinio, con il ricamo Sandro Penna: Io vivere vorrei…
È possibile instaurare un interessante parallelo: se nel catalogo di “Magiciens de la terre” alla domanda cosa fosse la bellezza, AB aveva risposto “E’ ciò che ci ricorda che siamo stati vicini agli dei”, il 16 maggio nel dialogo con Sergio Givone afferma: “La bellezza è un fatto di pensiero e di volontà di realizzarlo. (…) Ma poi che cosa vuol dire futile? Allora una poesia è futile, mettere quattro parole in riga è futile? Non credo. Credo invece, come dicevo prima, che le grandi emozioni della mia vita me le hanno date gli artisti, non certo la natura. O anche la natura, ma elaborata mentalmente, intellettualmente. Penso anzi che l’arte sia la cosa meno futile che c’è…”.

Durante tutto l’anno AB si dedica con grande passione ed energia a due ambiziosi progetti : la mostra itinerante che si svolgerà in Germania a partire dal ‘92 e il gigantesco progetto previsto per la fine del ‘93 al Centre d’Art Le Magasin di Grenoble, la cui preparazione richiederà due anni di lavoro in Francia e a Peshawar e un impegno collettivo allo studio del Pantheon quasi da “factory” warholiana. Intanto sono nelle mani delle ricamatrici le grandissime Mappe che saranno le ultime (dalle testimonianze di Caterina Boetti, Marescalchi e Minninni, AB nutriva comunque l’intenzione (velleitaria? decisiva?) di arrestare la produzione di ricami).

Alighiero sembra affaticarsi, consumarsi nell’orchestrare la sua opera singola e collettiva. Vive in modo più appartato. Avverte con preoccupazione gli effetti della crisi finanziaria (dovuta alla prima guerra del Golfo) e fa ricorso ai “paradisi artificiali”, che del resto non aveva mai del tutto abbandonato.

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