1972
novembre 14, 2017
1974
novembre 14, 2017

20 gennaio, si inaugura la mostra collettiva “Eight Italians” promossa da Sperone presso le Gallerie Art & Project di Amsterdam e MTL di Bruxelles. Boetti espone con De Dominicis, Merz e Zorio (l’altro sottogruppo è formato da Anselmo, Paolini, Penone e Salvo). Oltre a un lavoro postale, AB espone due delle primissime opere a biro in negativo ABEEGHIIILOORT e ALIGHIERO E BOETTI, una “scultura” del 1972 in tre elementi di argento intitolata Tre e una calligrafia Millenovecentosettantadue.

Febbraio, Bari, Galleria Marilena Bonomo: mostra personale “Alighiero e Boetti. Il progressivo svanire della consuetudine”. AB espone l’opera postale Quadratura del dieci del 1972, “autodisporsi” di sedici buste, e alcuni tra i nuovi lavori a biro, in particolare quello che dà il titolo alla mostra.

Marzo, New York: prima personale di AB alla John Weber Gallery. Sono esposti una Mappa e due Lavori postali tra cui Victoria Boogie-Woogie. Esclusa una recensione di Bruce Boice in “Artforum”, questa mostra non suscita molto interesse.

Alighiero Boetti e Salman Ali nello studio di Piazza S. Apollonia 3, 1975. Foto Giorgio Colombo

Alighiero Boetti e Salman Ali nello studio di Piazza S. Apollonia 3, 1975. Foto Giorgio Colombo

Subito dopo l’inaugurazione newyorkese, Boetti riparte per Kabul. Tornerà in Italia in compagnia del giovane afghano Salman Ali, che rimarrà a vivere con lui e la sua famiglia per tutta la vita dell’artista. Nel corso della primavera lascia l’indirizzo di vicolo del Moro 38 per la vicina piazza Sant’Apollonia, dove, oltre all’appartamento, può disporre di un ampio studio. Le finestre danno sulla piazza di Santa Maria in Trastevere, di fronte alla chiesa romanica.

In maggio, nella personale alla Galleria Sperone-Fisher di Roma, presenta quattro opere importanti: una Mappa, la Serie di merli disposti ad intervalli regolari lungo gli spalti di una muraglia e due grandi lavori a biro, entrambi di colore blu: Il progressivo svanire della consuetudine e il dittico Mettere al mondo il mondo. Lo stesso mese al Palazzo delle Esposizioni, nella X Quadriennale Nazionale d’Arte, presenta due lavori della stagione Arte povera, Lampada Annuale e Manifesto, assieme a un recentissimo Lavoro postale di quattrocentonovantadue buste.

Il 7 giugno, con la personale presso la Galleria Toselli, si conferma una caratteristica già percettibile nelle personali dei mesi precedenti: lavori postali, lavori a biro e mappe ricamate sono ormai tipologie parallele, ricche di interferenze tra loro. Il lavoro così diversificato viene in parte delegato ad altri nella fase di realizzazione manuale – ricami in Afghanistan, biro a Roma – mentre l’artista cura personalmente tutte le fasi dei lavori postali, caratterizzati dall’utilizzo di diverse tipologie di francobolli reperibili nei vari paesi in cui soggiornava.

Viene esposto per la prima volta Serie di merli disposti ad intervalli regolari lungo gli spalti di una muraglia, Giorgio Colombo scatta la fotografia dell’opera in progress.

Il lavoro a biro s’intensifica dopo l’estate, quando AB affida a Maria Angela De Gaetano non solo il tratteggio a biro di diversi fogli (il disegno dei vari segni, dell’alfabeto, delle virgole o delle parole è sempre predisposto dall’artista stesso) ma anche la gestione di altre “mani”, ovvero il coordinamento con altri operatori. Lei stessa racconta: “Sceglievo le persone da tutti i quartieri, di tutte le età e ognuno lavorava in maniera diversa.

L’unica regola da osservare era di non lasciare emergere il bianco tra il tratteggio. Per il resto ognuno poteva lavorare come meglio si sentiva di fare (…). Certuni avevano il tratto più grande, certuni più rigido, altri lo facevano in maniera più meccanica, pensando, sognando, un po’ come la scrittura automatica.

Spesso Boetti non voleva che io gli dicessi chi aveva realizzato il foglio, gli piaceva indovinare. Riconosceva il tratto di una donna, poi mi chiedeva di tutti, chi erano e cosa facevano nella vita. Spesso il lavoro richiedeva un lungo tempo. Personalmente ho impiegato un anno per portare a termine il primo, un foglio unico di un metro e mezzo su più di 4 metri, Il progressivo svanire dalla consuetudine”.

Le prime opere a biro realizzate a Torino erano esclusivamente blu mentre a Roma vengono usati il nero, il rosso, il verde. Nelle prime composizioni il testo è da scoprire mettendo in relazione virgole e alfabeto (verticale o orizzontale): è il caso di Mettere al mondo il mondo (in due o cinque elementi), Immaginando tutto (due elementi), I sei sensi (undici elementi), Il progressivo svanire della consuetudine; lo stesso meccanismo viene applicato ai “ritratti” basati sui nomi di amici e spesso composti da intere famiglie.

Nel frattempo prosegue il tipo di composizione con parole scritte per esteso, in alto nel foglio, tra cui ONONIMO, oppure date scritte in lettere.

Queste scritte sono state scelte in base a diversi criteri: a volte sono i titoli di altre tipologie del proprio lavoro (Dare il tempo al tempo, Raddoppiare dimezzando); a volte sono citazioni (ad esempio l’espressione mistica Sufi, La notte dà luce alla notte).

La realizzazione di queste frasi a biro, in diversi esemplari ma tutti diversi per colore e per tratteggio, si distribuisce nel corso degli anni successivi.

Alighiero Boetti allestisce nel 1978 alla Kunsthalle di Basel "720 lettere dall’Afghanistan », realizzata nel 1973-1974. foto di Gianfranco Gorgoni.

Alighiero Boetti allestisce nel 1978 alla Kunsthalle di Basel “720 lettere dall’Afghanistan”, realizzata nel 1973-1974. Foto di Gianfranco Gorgoni

Nel suo studio di Roma Boetti prepara i fogli per le “biro” mentre la sua ricerca più privata continua a essere la carta quadrettata, per la “quadratura” del linguaggio e per la trasformazione di frasi in “costellazioni” di virgole. Nei periodi a Kabul, segue l’andamento dei ricami e intanto al One Hotel realizza opere postali, i disegni da inserire nelle buste, le permutazioni dei francobolli. La più impegnativa tra le opere postali realizzate in Afghanistan è certamente 720 lettere da Kabul: preparata nell’autunno del ’73, è composta di settecentoventi fogli disegnati e completati con uno scritto in farsi, che Dastaghir fu incaricato di redigere poco a poco per poi spedire il tutto a Roma nel corso del lungo inverno afghano, tra il ’73 e il ’74.

Alighiero Boetti mentre realizza il ritratto di Giorgio Colombo alla galleria Franco Toselli a Milano, 1973 - foto di Giorgio Colombo

Alighiero Boetti mentre realizza il ritratto di Giorgio Colombo alla galleria Franco Toselli a Milano, 1973 – foto di Giorgio Colombo

Quando è saltato l’albergo con la rivoluzione e hanno fatto fuori tutto, anche gli alberghi, il mio socio si è trovato lì, con l’approssimarsi dell’inverno, senza lavoro e senza un soldo. Allora io ho organizzato questo lavoro colossale e gli ho chiesto di scrivere durante quei mesi, una pagina al giorno su dei fatti delle sua vita, dell’infanzia, ricordi, racconti (…) Preparai tutto, buste, francobolli, un lavoro lunghissimo. E poi gli diedi 720 fogli su cui avevo apposto un timbro, fatto fare appositamente. Era l’immagine del numero mille (…)”.

In Afghanistan, oltre alle Mappe, fa ricamare le opere Ordine e disordine non più come piccolo arazzo singolo ma in vista di grandi insiemi formati da più elementi, tutti con la stessa frase ma colorata sempre in modo diverso (esiste una composizione di quarantanove elementi, un’altra di cento). Altri “piccoli ricami” seguiranno negli anni successivi.
Ho disegnato circa 150 frasi che potevano disporsi in un quadrato (…). Oggi quando cado su un’espressione come ‘la forza del centro’ – un precetto yoga – so istintivamente che il numero di lettere che la compone permette di formare un quadrato”.

Fine novembre, Roma: si inaugura “Contemporanea”, curata da Achille Bonito Oliva nel nuovo parcheggio di Villa Borghese. Di Boetti sono esposte le opere Ping Pong e Dodici forme dal 10 giugno 1967. Caroline Tisdall, sul “Guardian” londinese, recensisce la mostra come “la più ampia mai realizzata in Italia, con quasi cento artisti, una vera sfida rispetto a Kassel” e aggiunge a proposito di Boetti: “(…) Con l’opera di Boetti si avverte l’artista come figura distante, anonima in un certo senso, ma che osserva e registra gli eventi del mondo reale.

Una delle sue opere presentate è una serie di lastre di rame inciso, carte geografiche, una per lastra. Sono le mappe di tutti i luoghi del mondo in cui negli ultimi anni sono avvenute delle atrocità politiche. Tal’è l’uso discreto della materia che queste mappe mute diventano forme allo stato puro se non conosci le situazioni e le loro implicazioni”.

AB acquista un antico casale nei dintorni di Todi in Umbria: diventerà per eccellenza il luogo di stabilità emotiva e familiare, a compensare l’irrequietudine nomade del “gemello”.

Alighiero Boetti guarda le sue Mappe in famiglia a Todi - foto di Gianfranco Gorgoni, 1975

Alighiero Boetti guarda le sue Mappe in famiglia a Todi – foto di Gianfranco Gorgoni, 1975

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