1973
novembre 14, 2017
1975
novembre 14, 2017

AB pensa già da due anni alla necessità di creare un portfolio che raggruppi disegni e progetti della sua attività passata e presente e così coinvolge lo stampatore Rinaldo Rossi, che aveva già lavorato con lui nel ’67.

Quando si concluderà nel ’76, con ottantuno tavole, il portfolio prenderà definitivamente il titolo di Insicuro noncurante. Forse nel corso della realizzazione di questo lavoro, l’artista si accorge che alcune opere relative ai disegni che sta raccogliendo sono scomparse: si tratta di sei opere esposte a Genova nella personale del dicembre 1967 presso la Galleria La Bertesca e riprodotte nel relativo catalogo. Dunque autorizza per iscritto un amico gallerista milanese a rifare “le opere in cemento eseguite nel 1967 e andate distrutte. Prima: 100 quadrati e A coltello”: in realtà questi lavori non verranno mai eseguiti e di essi rimangono oggi solo le fotografie storiche.

Alighiero Boetti davanti alla Storia naturale della Moltiplicazione nel suo studio a Trastevere, foto di Gianfranco Gorgoni

Alighiero Boetti davanti alla Storia naturale della Moltiplicazione nel suo studio a Trastevere, foto di Gianfranco Gorgoni

Nel numero di primavera della rivista “Data” esce un articolo di T. Trini intitolato Alighiero Boetti: i primi 1000 fiumi più lunghi del mondo, la cui classifica in effetti è quasi terminata. In aprile, Boetti parte per l’Afghanistan in compagnia di Francesco Clemente.

In maggio al Kunstmuseum di Lucerna, AB partecipa alla collettiva “Ein Werk für einen Raum” (ogni artista con un unico lavoro in una stanza di 7×7 metri), curata da J.C. Amman.
Scrive Amman nel catalogo: “Forma non significa formalizzazione, piano astratto dell’opera. Partendo sempre dalla vita, Boetti dà all’opera una ricchezza di aspetti le cui formalizzazioni, spesso lapidarie, costituiscono una cifra per il cosmo: Ordine e disordine disposto in un quadrato ne è un esempio”. Il curatore legge una continuità nel lavoro, tramite nozioni come “il problema dell’armonia” o “l’annullamento delle contraddizioni come intento categorico”.

Alighiero Boetti e Francesco Clemente a Kabul nel 1974. Courtesy Archivio Alighiero Boetti

Alighiero Boetti e Francesco Clemente a Kabul nel 1974. Courtesy Archivio Alighiero Boetti

Nell’estate, viaggia in Guatemala, da dove riporta la serie di fotografie Guatemala, sul tema del sé e dell’altro.
(…) quattro fotografie scattate da quattro fotografi accorsi alla festa del paese con relativi fondali. Ogni foto fu stampata in due copie, una a me, l’altra al compagno della fotografia.
Qui, lo straniero della foto è il Guatemalteco; laggiù, nella foto appesa al muro di qualche casa arrampicata a uno dei tanti vulcani, lo straniero sono io
”.

Ottobre, New York, Museum of Modern Art: si inaugura “Eight contemporary artists” a cura di Jennifer Licht. Sono presenti lavori di Vito Acconci, Alighiero Boetti, Daniel Buren, Hanne Darboven, Ian Dibbets, Robert Hunter, Brice Marden e Dorothy Rockburne. AB espone alcuni grandi lavori a biro, tra cui tre “autoritratti”, Alighiero e Boetti, Abbeeghiilort e aelleigiacca…, e un Mettere al mondo il mondo, composizione a biro con virgole.

Alighiero Boetti davanti a Estate’70 nel suo studio romano, 1975 - foto di Antonia Mulas

Alighiero Boetti davanti a Estate’70 nel suo studio romano, 1975 – foto di Antonia Mulas

Altre mostre si succedono nel corso dell’autunno, tra cui due personali presso Annemarie Verna e presso la Galleria Sperone di Torino e una collettiva “Ghenos Eros Thanatos”, curata da Alberto Boatto, a Bologna presso la Galleria de’ Foscherari. Boetti presenta La Stampa – The Kabul Times, 1973, e la versione definitiva in ottone del dittico 16 dicembre 2040 – 11 luglio 2023.

A seguito di Cimento dell’armonia e dell’invenzione appare una nuova tipologia di opere, eseguita su carta quadrettata formato 70 x 100 cm. La procedura consiste nell’annerire a biro alcuni dei quadratini (come già avvenuto in Autodisporsi, l’invito della Galleria Verna) secondo vari meccanismi aritmetici: equivalenze quantitative tra addizione e sottrazione, alternanza tra pari e dispari, infinito potenziale della moltiplicazione, numeri periodici – sempre a partire da regole elementari in grado di permettere un’infinita invenzione.

Boetti nel suo studio, 1974
Foto Antonia Mulas

Il numero è l’unica entità reale che esiste nell’universo. I numeri sono le uniche entità che esistono in modo autonomo nel senso che, se è vero che per convenzione abbiamo messo la B dopo la A, non è detto che è per convenzione che mettiamo il 2 dopo l’1, è una terrificante realtà. Ecco, per esempio quando vedo un quarzo, io non posso vederlo come una cosa morta, lo vedo come una formula di numeri che ad un certo momento – forse perché arriva una goccia e si produce qualche procedimento chimico – scatta e viene fuori in un attimo questo esagono perfetto, cristallino, queste molecole che si sono incastrate perfettamente (…) Fibonacci insegna, il numero dei semi dei girasoli si sviluppa secondo una serie precisa. I numeri sono delle entità pazze, totalmente pazze (…)”.

Nascono MILLE, Quadratura del Mille, TRENTUNO PER TRENTUNO PIÙ TRENTANOVE, Pari e dispari, Storia naturale della moltiplicazione, a proposito della quale AB spiega:
Contrariamente alla progressione lineare e univoca dell’addizione, la moltiplicazione procede secondo un doppio processo mentale: la crescita interna a ciascuna forma corrisponde a una crescita equivalente nel numero delle forme”.

Alighiero Boetti, 1974. Foto Antonia Mulas

Alighiero Boetti, 1974. Foto Antonia Mulas

Questi lavori sono stati tutti disegnati a matita dall’artista poi anneriti a biro nera dall’assistente Maria Angelica (Angela?) De Gaetano; i primi saranno esposti entro l’anno successivo, nel 1975.

Le opere a ricamo vengono eseguite parallelamente ai lavori a biro: infatti, a partire da Ordine e disordine, molte frasi verranno utilizzate in entrambe le tipologie anche nel corso degli anni ottanta come ad esempio Dare tempo al tempo e Ammazzare il tempo.

AB comincia a realizzare i primi Calendari, selezionando tra i trecentosessantacinque fogli di un comune calendario “effemeride” solo quelli contenenti uno o più numeri utili a comporre la cifra del nuovo anno, cifra che determina il numero variabile dei lavori realizzabili. Doni augurali creati esclusivamente per gli amici, daranno luogo a una tradizione viva fino all’ultimo capodanno.

Alighiero Boetti, 1974. Foto Antonia Mulas

Alighiero Boetti, 1974. Foto Antonia Mulas

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