1975
novembre 14, 2017
1977
novembre 14, 2017

La rivista “Studio International” dedica tutto il numero di gennaio-febbraio all’Italia: Italian Art Now, con saggio introduttivo di Achille Bonito Oliva (Process, Concept and Behaviour in italian art), e altri interventi di Germano Celant, Annemarie Sauzeau Boetti, Barbara Radice, Caroline Tisdall e Luca Venturi.

Gli artisti scelti sono presenti con interviste illustrate oppure con quattro pagine gestite direttamente da ciascuno. Delle pagine di Boetti, le prime due (una fotografia e otto piccoli disegni) sono figure prese dal portfolio Insicuro noncurante; la terza pagina è intitolata “Classifying the Thousand Longest Rivers in the World, 1970-74, a book by anne-marie and alighiero boetti” ed è la lista battuta a macchina dei mille nomi di fiumi in ordine di lunghezza decrescente, con alcune correzioni apportate a penna; infine nella quarta pagina appare la fotografia di Estate 70, indicato come “summer 1970, a roll of paper 20 x 2 meters self-adhesive dots in 4 colours”.

Alighiero Boetti e Annemarie a Vernazza, 1976

Alighiero Boetti e Annemarie a Vernazza, 1976

Il portfolio Insicuro noncurante viene presentato in marzo allo Studio Marconi di Milano e a maggio alla Galleria D’Alessandro-Ferranti di Roma. A proposito del portfolio, Boetti suggerisce allora a Giovan Battista Salerno di avviare un “manuale di conoscenza” dell’opera. Del progetto, Salerno ha scritto: “Sin da principio abbiamo progettato di fare insieme un ‘Manuale di conoscenza’.

Quello che lui sperava di fare era ‘per ogni opera’ un testo, breve, che non fosse né una lettura critica né una cosa giornalistica, né una pura e semplice informazione, ma tutte queste cose messe insieme – e che facesse perdere un po’ meno tempo nella percezione di uno che guarda, che sta lì a considerare la parte estetica, estetizzante nel lavoro quando pur essendo questa parte super presente e super sontuosa, ci sono anche delle cose che a volte ti danno uno scatto mentale che non sempre è così evidente, certi trucchi, codici…”.
Lo stesso Salerno è l’autore del testo di presentazione del portfolio nel bollettino “Studio Marconi n° 5”.

In ottobre a Düsseldorf nella mostra “Prospect Retrospect, Europa 1946-1976”, che si tiene presso la Kunsthalle, a cura di Benjamin H.D. Buchloh, Rudy Fuchs, Conrad Fisher, John Matheson e Hans Strelow, Boetti è presente con opere recenti su carta quadrettata. Pochi giorni dopo Düsseldorf, a Brescia presso la Galleria Banco di Massimo Minini, si inaugura la personale “quadrare diagonando. alighiero e boetti”. “Quadrare diagonando” si riferisce al piccolo disegno (già apparso nella cartella Insicuro noncurante) proposto nell’invito e presente in una delle opere esposte, tra i trentasei simboli grafici che costituiscono Gli anni della mia vita.

 Due mani una matita, foto di Gianfranco Gorgoni

Due mani una matita, foto di Gianfranco Gorgoni

La mostra di Brescia segna una tappa importante nello svolgimento dell’opera di Boetti poiché propone opere rivelatrici di una complessità crescente, data dalle tipologie parallele: La notte da luce alla notte, lavoro a biro del ’75, La metà e il doppio, disegno a china su carta quadrettata, e un Autodisporsi, entrambi del ’74.

Viene esposto Prima e quarta di copertina, uno dei primi montaggi con ricalchi di copertine che preannunciano le ampie serie di immagini da rotocalco, tema ricorrente negli anni ottanta. Infine realizza un manifesto a partire da una sequenza fotografica in bianco e nero, scattata da Gianfranco Gorgoni nel ’75, in cui si vedono la testa, le braccia e le mani dell’artista mentre traccia una linea con la matita su un foglio di carta.

L’immagine, successivamente intitolata Due mani, una matita, viene definita dall’artista stesso “Due arti e una matita”. La stessa composizione era subito divenuta un disegno a matita, Senza titolo56, che sarà la matrice per tutta la sequenza di opere su carta, Tra sé e sé.

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