1979
novembre 14, 2017
1981
novembre 14, 2017

Il 23 febbraio, nella personale a New York presso la Salvatore Ala Gallery, AB presenta opere essenziali degli anni settanta, ancora sconosciute negli Stati Uniti, tra cui 720 lettere dall’Afghanistan, con il relativo libro di disegni rilegati (1973-1974), un dittico a biro blu Mettere al mondo il mondo (1974), il trittico Aerei (1977). Inoltre riprende in ampio formato il concetto di Mimetico, il suo “ready-made” del 1966-1967, esponendo in questa occasione uno dei pochi esemplari che realizzerà nel biennio 1980-1981.

 

Alighiero Boetti con la farfalla di Io che prendo il sole a Torino il 19 gennaio 1969 – Biennale di Venezia 1980 – foto Giorgio Colombo

Alighiero Boetti con la farfalla di “Io che prendo il sole a Torino il 19 gennaio 1969” – Biennale di Venezia 1980 – Foto Giorgio Colombo

La primavera segna il vuoto rispetto al consueto soggiorno a Kabul. AB partecipa a distanza, a due importanti collettive, senza assistere all’inaugurazione.
8 maggio, Hayward Gallery di Londra, collettiva “Pier+Ocean,ConstructionintheartoftheSeventies”, curata da G. von Graevenitz. Si tratta di un progetto scientifico molto ambizioso che si propone di tracciare una storia del costruttivismo e del concetto di spazio da Mondrian in poi. L’esposizione inoltre sarà riproposta dal 13 luglio all’8 settembre al Rijjsmuseum di Otterlo in Olanda. Dopo l’ottimismo degli anni sessanta, scrive il curatore “Lo spazio nell’arte degli anni ’70 è uno spazio aperto rispetto al quale l’opera del singolo artista sta come il molo (pier) sta all’oceano”.
Boetti è collocato nella sezione “Chance System Endlessness” con Baldessari, Darboven, On Kawara, LeWitt, Opalka ed altri, esponendo il libro Classifying the thousand longest rIvers in the world e un Lavoro postale del 1974 in otto elementi (quattro pannelli di buste con francobolli italiani e quattro di disegni).

New York, Alighiero Boetti con i figli, Matteo e Agata

È proprio dal titolo di questa mostra che AB trae ispirazione per realizzare l’opera Molo o Pier Piet, il disegno a biro che funziona tramite l’effetto gestaltico tra pieno (pier) e vuoto (oceano) e il gioco linguistico tra le parole “pier” (molo) e “piet” (omaggio a Piet Mondrian).

Il 17 maggio si apre la collettiva “Ut pictura poesis” alla Pinacoteca Comunale di Ravenna, a cura di Mirella Bandini e Italo Mussa sul tema della scrittura e del disegno della parola. AB espone tre opere legate al linguaggio, di cui due del periodo Arte Povera, i due dittici Rosso Gilera Rosso Guzzi del ’71 e 11 luglio 2023 16 dicembre 2040 del 1968 e una terza appartenente alla produzione concettuale successiva Mettere al mondo il mondo, dittico a biro blu con codice di lettura tra alfabeto e virgole.

Le mostre successive si focalizzeranno sulla produzione passata e in particolare sugli anni del passaggio cruciale dall’Arte povera al puro concettualismo.
In giugno, invitato alla XL Biennale di Venezia, AB espone la scultura Io che prendo il sole a Torino il 24 febbraio 1969, la sua performance/video presentata in occasione di “Identifications” di Gary Schum del 1970 e la grande Mappa del 1971-1973.

Alighiero Boetti alla personale alla galleria Banco/ Massimo Minini, Brescia 1980 - Foto Giorgio Colombo

Alighiero Boetti alla personale alla galleria Banco/ Massimo Minini, Brescia 1980 – Foto Giorgio Colombo

Pochi giorni dopo, il 27 giugno, si reca a Tokyo per una mostra personale presso l’Art Agency, la galleria giapponese di punta che mette allora la propria rete televisiva al servizio dell’avanguardia internazionale. Nei mesi precedenti ha inviato dall’Italia una serie di plichi postali, duecentonovantacinque in tutto, basati su una crescita esponenziale, che verranno montati in galleria in un Lavoro postale, eseguito specificamente per quest’esposizione, composto da sedici pannelli di buste e di disegni in esse contenuti. Le serie di francobolli, buste e disegni subiscono una crescita esponenziale al quadrato, arrivando nell’ultimo pannello a sessantaquattro buste affrancate ciascuna da sessantaquattro francobolli.

L’elemento vitale del lavoro è l’esistenza dell’ordine e del disordine. C’è un’ironia nell’ordine rappresentato dalle buste, con le cancellature grafiche del sistema postale, i segni della pioggia che derivano dal passaggio di mano in mano (…) rappresenta un ordine invaso dal disordine della vita quotidiana. Questo elemento del caso permea tutto il lavoro”.
Oltre a questa monumentale composizione espone un’opera ricamata, fatta di cento esemplari tutti diversi della stessa frase Ammazzare il tempo.

Non sono un pittore sono un artista, perciò utilizzo tecniche non pittoriche: ad esempio nelle mie opere postali uso i francobolli per i loro colori, per lo stesso motivo, utilizzo i fili del ricamo. (…) Ho una grande affinità per i sistemi: il sistema ordinato della vita umana in contrasto con il disordine della natura è una contraddizione sulla quale indago sempre nel mio lavoro”.
Escluse le esposizioni di Venezia e di Tokyo, AB è poco presente alle proprie mostre per uno stato di salute precario. Il suo gusto per i paradisi artificiali è giunto a condizionare fortemente la sua esistenza. La rinuncia forzata all’Afghanistan si lega alla riflessione sul contesto sociale italiano, a dir poco plumbeo, degli ultimi anni settanta. Nel suo lavoro su carta si moltiplicano le immagini di morte, di stragi di guerra, riprese dall’attualità dei rotocalchi, di personaggi come Gilmore e Pasolini.

Alighiero Boetti in «Identité italienne» al Centre Georges Pompidou a Parigi 1980, foto Nanda Lanfranco

Il 16 dicembre 1980, compie gli anni, quaranta, con una certa malinconia, eppure, lo stesso giorno, inizia con entusiasmo un rapporto di collaborazione con il quotidiano “Il Manifesto”: ogni giorno un’immagine, un segno o disegno nato in bianco e nero e firmato da Boetti, troverà nella carta da rotocalco (in bianco e nero) la propria naturale “vocazione”, nonché una fruizione seriale, da non-opera, come aveva già tentato Boetti con la cartolina di Gemelli e il Manifesto nel ’68. Così, martedì 16 dicembre appare il disegno Ordine Disordine con l’editoriale congiunto di M. Notorianni e G.B. Salerno; il giorno dopo il disegno Afghanistan. Il quotidiano intervento di AB sarà presente fino a sabato 24 aprile 1981, nell’ultimo appuntamento sono proposte quattro frasi messe al quadrato: “fare un quadrato”, “rifare un quadrato”, “rifarne ancora uno”, “finir di far quadrati”.

Alighiero Boetti alla personale alla galleria Banco/ Massimo Minini, Brescia 1980, foto Giorgio Colombo

Alighiero Boetti, 1980 – Foto Antonia Mulas

20 dicembre, Brescia, Galleria Banco di Massimo Minini: personale “La natura, una faccenda ottusa”. Il titolo rimanda alla teoria del matematico-filosofo inglese A.N. Whitehead, maestro dichiarato di Gilles Deleuze. Questo pensiero sarà alla base di una profonda riflessione dell’artista sulla disordinata proliferazione dei vari “regni”.
A partire dal 1980 c’è una serie di lavori miei sul tema La natura una faccenda ottusa, nei quali ho voluto presentare la natura come realtà senza forma né colore, solo un insensato correre verso la vita. (…) È lo sguardo mentale umano a volervi cogliere colori, profumi, bellezze (…)”. La struttura speculare Tra sé e sé è alla base sia delle quattro nuove composizioni colorate con tecniche miste (La natura una faccenda ottusa) sia di altri due lavori in bianco e nero: Le quattro operazioni e Afghanistan in cui si legge tra i due “poli gemelli”:
Afganistan, amato paese ove ottantacinquemila soldati russi entrati nel dicembre settenove detengono potere. Alighiero e Boetti negli ultimi solari giorni di ottobre anno diciannove e ottanta da più di un anno lontano”.

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