1981
novembre 14, 2017
1983
novembre 14, 2017

Proprio all’inizio dell’anno, il 22 gennaio, in una nuova Clessidra cerniera e viceversa: “A Roma nella mia nuova casa solitaria con tutto il futuro da pensare immaginare. (…) Che folle differenza tra l’AEB del 72 arrivo a Roma. L’Afghanistan è in guerra (…) è morto come pure Adelina. Ho quarantadue anni e dovrei mettere al mondo un nuovo mondo”.
Il rapporto coniugale ormai logorato si è spezzato. L’artista vive essenzialmente nel suo studio, ma, essendo al piano adiacente il domicilio familiare, continuerà ad essere in contatto quotidiano con i suoi figli. Nel frattempo cerca di essere presente alle sue mostre.

6 febbraio, Zurigo, importante mostra personale da Annemarie Verna. Espone tra i lavori storici La storia naturale della moltiplicazione del 1974 e Tracce del racconto del 1976; tra le opere più recenti il ricamo bianco L’albero delle ore del 1979, tre piccole Clessidre, sette disegni dal ciclo La natura una faccenda ottusa, un esemplare dell’edizione Da I a 10, pubblicata da Emme Edizioni nel 1981 e quattro versioni in diversi colori di Molo o Pier Piet.

Viaggio in Marocco, 1982.
Foto Isabella Gherardi

30 aprile, Mura Aureliane di Roma: si inaugura “Avanguardia Transavanguardia” a cura di Achille Bonito Oliva. Sono esposti una Colonna del 1968, Io che prendo il sole il 19 gennaio 1969, Regno musicale del 1979, Afghanistan del 1980 e il disegno su carta che era stato proposto come immagine dell’invito della personale da Verna.
Il 2 giugno a Roma da Mario Diacono, per una sera, all’interno di una sequenza di eventi promossi dal gallerista, espone la grande Clessidra cerniera e viceversa, realizzata nel dicembre dell’anno precedente.

Il 7 giugno è presente a Documenta VII di Kassel, edizione curata da Rudi Fuchs, dove espone, oltre a una Mappa del 1971-1972, Afghanistan, Le quattro operazioni, Perdita d’identità, tre opere dal ciclo La natura una faccenda ottusa, e il grande arazzo (iniziato nel ’76) I mille fiumi più lunghi del mondo presentato assieme al libro, origine del progetto.
Il 24 luglio, alle Cinque Terre, ha un grave incidente automobilistico che lo immobilizzerà per due mesi.

27 settembre. AB, appena uscito dalla clinica e assistito dall’amico gallerista Francesco Moschini, allestisce a Roma presso lo studio AAM/COOP l’undicesimo “Duetto”, ovvero una tappa di una serie di mostre che pongono a confronto un artista e un architetto. AB dialoga con l’amico Ettore Sottsass jr. esponendo per la seconda volta l’opera molto privata e in progress Il Muro e una grande Clessidra.

“(…) Entrando nella galleria, c’è un po’ di ‘muro’ a destra e un po’ a sinistra, così che la testa lo guardi come un ping pong (…) poi c’è il repertorio di disegni ed idee di Sotsass situati in teche orizzontali e alla fine, in fondo alla galleria, quell’altro quadro di Boetti bianchissimo con il buco al centro”.

Ottobre, importante collettiva a Londra in due sedi, la Hayward Gallery e l’ICA: “Arte italiana 1960-1982” organizzata in collaborazione con il Comune di Milano. AB è presente con quattro opere storiche: Colonna di carta del 1968, il manifesto offset Faccine del ’77, Io che prendo il sole a Torino il 29 gennaio 69, una Mappa e Aerei, opera a biro blu.

30 novembre, Milano, personale alla Galleria Toselli. Sono esposte una Clessidra cerniera viceversa e il ricamo Pack, primo esemplare di una fortunata tipologia, che verrà chiamata Tutto.

Nel corso dell’anno Il Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano accoglie la mostra itinerante (già presentata alla Power Gallery di Sidney e all’Università di Queensland) “Spelt from Sybil’s leaves, Explorations in Italian Art” curata da Luigi Ballerini. Sono esposte Gli anni della mia vita, 720 lettere dall’Afganistan presentata con il relativo libro di Dastaghir, una Mappa e due composizioni della Natura una faccenda ottusa. L’anno termina con una lunga intervista di Bruno Corà, Un disegno del pensiero che va: l’artista attua una riflessione sulla sua ricerca passata, ma con uno sguardo proiettato verso il futuro: “(…) I cinesi dicevano che in un quadro ci deve essere la parte visiva, la calligrafia e la poesia. Nel mio lavoro questi ingredienti ci sono tutti e tre perché un pittore deve essere anche un buon poeta. Io non so se sono buono o cattivo, ma cerco di essere anche un poeta, scrivendo a modo mio; con questo mezzo pongo proprio un fatto di scrittura, da scrittore; la mia è una scrittura sul pensiero che va (…)”.

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