1984
Novembre 14, 2017
1986
Novembre 14, 2017

L’anno è scandito da numerosi viaggi e da una produzione intensa.

AB fa un viaggio esplorativo in Pakistan a Peshawar nel confine afghano, per verificare la possibilità di riprendervi la lavorazione dei ricami; il mercante afghano Jalil, suo conoscente, lo aiuterà a trovare possibili ricamatrici all’interno delle famiglie fuggite dall’Afghanistan dopo l’occupazione sovietica. Solo nell’88 saranno realizzati i primi ricami provenienti da Peshawar.

Intanto i ricami ancora eseguiti nel paese occupato vengono esposti in diverse personali in Italia, tra cui “Ammazzare il tempo” alla Galleria Chisel di Genova e “Arazzi maggio uno nove otto cinque” alla Galleria Bonomo di Bari.

Boetti in Giappone con il calligrafo Enomoto, 1985 – Foto di Alessandra Bonomo, « ritoccata » da Mario Schifano

In maggio, per gli “Incontri internazionali d’arte” presso Palazzo Taverna a Roma, AB presenta la sequenza Anno 1984: duecentosedici copertine di riviste (diciotto per ognuno dei dodici mesi), disposte su dodici grandi pannelli, rese omogenee tramite il bianco e nero del tratto a matita.

Compie altri viaggi, per esempio in Tanzania, dove soggiorna nell’isola di Zanzibar. Come sempre in occasione di viaggi in località lontane, compone sul posto e spedisce alcuni lavori postali.

Alighiero Boetti a Zanzibar, 1985 - Foto Alessandra Bonomo

Alighiero Boetti a Zanzibar, 1985 – Foto Alessandra Bonomo

Secondo soggiorno in Giappone, programmato a partire da un progetto di mostra (presso la Galleria Watari di Tokyo), che verrà annullato all’ultimo momento per via di un dissidio sul tema della mostra. In questo frangente ritrova con piacere il gallerista Kazuo Akao che lo aveva accolto cinque anni prima a Tokyo. L’Art Agency di Akao non esiste più ma il collezionista-imprenditore accoglie AB nel suo museo privato a Osaka (la collezione è di arte antica a eccezione di tre artisti contemporanei: On Kawara, Beuys e Boetti) dove AB potrà lavorare con un maestro calligrafo, Enamoto San.

È sul concetto e sulla parola ‘Vento’ che ho voluto lavorare insieme al calligrafo giapponese. Insieme abbiamo fatto dei quadri sulla parola Vento. Ci sono diecine e diecine di modi di scrivere il vento in giapponese. (…) ne abbiamo scelto un paio e siamo passati a preparare la carta su cui questi sarebbero stati tracciati: consisteva in una serie di piegature, regolari, irregolari, in orizzontale, in verticale, a ventaglio ecc. Una volta piegata la carta, lui vi tracciava sopra l’ideogramma prescelto. Asciugatosi l’inchiostro, la carta veniva spiegata e infine definitivamente incollata sopra un supporto. Il risultato era la scomposizione dell’ideogramma iniziale. È stato soltanto a lavoro ultimato che mi sono reso conto del fatto che stranamente ero andato a fare un lavoro sulle pieghe proprio nel paese del ventaglio. In effetti per Enamoto era come disegnare su un ventaglio chiuso che poi aprendosi scompone l’immagine, mentre in Giappone si fa normalmente il contrario, cioè si dipinge su un ventaglio aperto che poi, chiudendosi, nasconde l’immagine ripiegandola su se stessa”.

Grazie a questo incontro AB, già profondamente appassionato alla cultura giapponese e in particolare zen, apprenderà nuove specifiche tecniche di lavoro su carta, come la pieghettatura, che diverrà un nuovo elemento di composizione insieme alla calligrafia, al disegno a matita e con inchiostri colorati, e alla stampigliatura di sigilli rossi (l’artista fa eseguire un sigillo con il proprio nome in giapponese). L’influenza del maestro Enamoto si coglie persino nella grafia degli appunti manoscritti e nei titoli delle opere.

A Ferragosto, per la festa di San Rocco a Gibellina, “Lu presente”, AB fa realizzare un drappo processionale alto più di 2 metri e lungo più di 10, cucito dalle donne del paese.


Durante l’anno AB partecipa anche a importanti collettive, essenzialmente all’estero. A Madrid (tra gennaio e aprile) e a New York (PS1, tra ottobre e dicembre) sono esposte le sue opere in due importante esposizioni dedicate all’Arte Povera, entrambe a cura di Germano Celant: “Del Arte Povera a 1985” e “The Knot. Arte Povera at PS1”. Tra settembre e ottobre AB è presente anche a Kassel (in una collettiva al Kunstverein) e all’Alvar Aalto Museum.
Dicembre, Castello di Rivoli di Torino: AB partecipa alla mostra che ricorda l’attività del Museo Sperimentale di Torino negli anni sessanta.

Tutte queste esposizioni confermano un ormai avviato processo di storicizzazione dell’Arte Povera, mostrando i successivi e diversificati sviluppi nell’opera degli artisti appartenenti al nucleo fondatore.