1992
novembre 14, 2017
1994
novembre 14, 2017

AB prevede la realizzazione in bronzo in sette esemplari dell’Autoritratto, una complessa scultura ideata vent’anni prima: tre saranno eseguiti entro il ’94, gli altri solo successivamente. In giugno il primo esemplare è esposto e definitivamente collocato nel parco del museo olandese di Arhnem, in occasione della mostra “Sonsbeek 93”.

Alighiero Boetti, 1993

Nello studio AB progetta un tappeto “classico” di tipo persiano che doveva divenire la summa di tutta la sua iconografia, delegando le prove e il cartone definitivo al nuovo assistente Simone Racheli. L’opera verrà affidata agli stessi tessitori di Peshawar, tuttora impegnati con i Khilim: questo grande tappeto (350 x 240 cm) sarà l’ultima opera che tornerà dal Pakistan dopo la scomparsa dell’artista.

In marzo si tiene una personale presso la Galleria Christian Stein di Torino con opere del primissimo periodo 1966, finora mai esposte, e alcune presenti nella prima personale del ’67. Questa sarà l’ultima mostra personale di AB in Italia, esattamente come sempre da Christian Stein era avvenuta la prima. Tante altre esposizioni lo impegnano, particolarmente in Francia: ad esempio “De la main à la tete, l’objet theorique” presso il Domaine de Kerguehennec in Bretagna e la Biennale di Lione intitolata “Et tous ils changent le monde”.

Oltre al lavoro preparatorio per Grenoble, AB è sollecitato a concretizzare il dialogo con l’artista Frederic Bruly-Bouabré in vista di una mostra a due, prevista per il 1994 a New York.
“Abbiamo fatto incontrare i due artisti per la prima volta a Parigi a marzo ’93 e siamo rimasti colpiti dall’immediata intesa e dal calore tra loro. Mentre il progetto si sviluppava in vista della mostra fu deciso che ognuno avrebbe fatto visita all’altro ‘a casa’. Ne avrebbe potuto risultare una vera collaborazione per ampliare il dialogo previsto tra opere specifiche. Con la sua famiglia Alighiero andò ad Abidjan, dove risiede Bruly oggi e poi nel villaggio di Zepreguhe dove è nato”.

 

Alighiero Boetti e Frédéric Brouly Bouabré, Abidjan Costa d’Avorio - foto di Caterina Raganelli Boetti

Alighiero Boetti e Frédéric Brouly Bouabré, Abidjan Costa d’Avorio – foto di Caterina Raganelli Boetti

Il soggiorno in Costa d’Avorio di AB, con Caterina e il piccolo Giordano, si rivela assai problematico per diversi motivi contingenti. AB ha comunque difficoltà a relazionarsi con la cultura africana, ma, con grande onestà intellettuale, sa riconoscere la specificità della ricerca dell’amico Frederic Bruly-Bouabré: “Esiste un tempo per le grandi attrazioni… La mia attenzione si è svolta tutta verso Oriente, le montagne del Tibet, il tè, i monaci zen e i loro giardini. (…) Mi è capitato a Parigi di incontrare l’arte africana ma non nutro un interesse particolare, mi è estranea a livello emozionale direi. Posso ammirare certe qualità, l’intensità, ma sussiste per me come una distanza (…) Nel caso di FBB è tutto l’opposto. Con il suo formato cartolina e la continuità temporale nel suo lavoro, egli sposta la sua attenzione dovunque, può fare tutto. Parla un linguaggio essenziale e parla di tutto (…) L’idea è comunque sempre la stessa: creare un sistema, un mondo in cui le scoperte sulla vita le sue meraviglie possono essere riprodotte, mettendo in risalto il prodigioso potenziale del nostro cervello, della nostra immaginazione”.

AB in studio al Pantheon con Andrea Marescalchi, detto Bobo

In giugno, alla XLV Biennale di Venezia AB espone nel Padiglione Italia il grande stendardo realizzato per Gibellina nel 1985. Contemporaneamente è presente nell’evento collaterale “Trésors de voyage”, a cura di Adelina von Furstenberg, allestito nel convento armeno sull’isola di San Lazzaro.

Il suo intervento documenta la passione dell’artista per la realizzazione di libri, tutti sempre rilegati in tela rossa: Classifying the thousand longest rivers in the world del ’77 e numerosi altri volumi successivi, fino a 111, vengono sottilmente inseriti e mimetizzati nella biblioteca dei padri armeni.

Lo stile dei “libri rossi” diviene una richiesta sistematica dell’artista ai curatori delle sue mostre dal 1990: ricordiamo, ad esempio, un catalogo della Galleria Kaess-Weiss di Stoccarda (1990), Accanto al Pantheon, edizione Prearo (1991), e quello relativo alla mostra itinerante a Bonn-Munster-Lucerna (1992-1993); in seguito, rispettivamente a fine ’93 e inizio ’94, si aggiungeranno il catalogo De bouche à oreille del Magasin di Grenoble e il complementare volume edito dal Musée de la Poste e dedicato al grande Lavoro postale. Persino dopo la scomparsa di AB, come forma di omaggio alla sua predilezione, altri cataloghi saranno realizzati nello stesso stile.

Tra gli artisti partecipanti a “Trésors de voyage” AB ritrova Bruly-Bouabré e, come già concordato, conferma l’invito ad accoglierlo nel suo casale a Todi. Purtroppo nel corso dell’estate ad AB viene diagnosticato un tumore, ai polmoni e alla testa, e la sua attività risulta molto compromessa.

 

Lo stile dei “libri rossi” diviene una richiesta sistematica dell’artista ai curatori delle sue mostre dal 1990: ricordiamo, ad esempio, un catalogo della Galleria Kaess-Weiss di Stoccarda (1990), Accanto al Pantheon, edizione Prearo (1991), e quello relativo alla mostra itinerante a Bonn-Munster-Lucerna (1992-1993); in seguito, rispettivamente a fine ’93 e inizio ’94, si aggiungeranno il catalogo De bouche à oreille del Magasin di Grenoble e il complementare volume edito dal Musée de la Poste e dedicato al grande Lavoro postale. Persino dopo la scomparsa di AB, come forma di omaggio alla sua predilezione, altri cataloghi saranno realizzati nello stesso stile.

I lavori preparatori dei kilim, realizzati da studenti delle Belle Arti in Francia

I lavori preparatori dei kilim, realizzati da studenti delle Belle Arti in Francia

 Tra gli artisti partecipanti a “Trésors de voyage” AB ritrova Bruly-Bouabré e, come già concordato, conferma l’invito ad accoglierlo nel suo casale a Todi. Purtroppo nel corso dell’estate ad AB viene diagnosticato un tumore, ai polmoni e alla testa, e la sua attività risulta molto compromessa.

Il 26 ottobre a Parigi viene presentata la scultura Autoritratto, come istallazione “point de mire” nella grande hall del Centre Pompidou, mentre AB a Roma porta a termine forsennatamente la complessa mostra di Grenoble. Per la realizzazione del progetto fu comunque fondamentale l’impegno straordinario e personale di Adelina von Furstenberg. In apertura del catalogo lei stessa renderà un intenso omaggio all’artista, con una parabola sufi che riguarda un khilim: tra la curatrice e l’artista infatti era nata non solo una forte amicizia, ma una speciale “affinità elettiva” riguardante la cultura dell’Asia centrale.

I 50 kilim alla mostra « De bouche à oreille » al Magazin de Grenoble nel novembre 1993. foto Giorgio Colombo

I 50 kilim alla mostra « De bouche à oreille » al Magazin de Grenoble nel novembre 1993. foto Giorgio Colombo

“Giovanni Battista Boetti fu un antenato di Alighiero Boetti e anche un sufi dell’ordine dei Maestri (Khwajagan) fondato dal Maestro Naqshbandi di Bukhara. Ho ritrovato un racconto che Naqshbandi utilizzò per illustrare ai suoi discepoli, attraverso la ricerca della conoscenza, la ‘dimensione nascosta’”. Nello stesso catalogo la curatrice, Angela Vettese, propone un coltissimo repertorio di immagini, endemico alla “Babele” che anima la ricerca artistica di AB e in particolare al suo “pensato e quadrato”: combinazioni cosmiche a partire dall’alfabeto ebraico, manoscritti giapponesi, carmi medievali, l’incipit della Danse Allemande di Mozart, i “quadrati magici” studiati da Blaise Pascal, l’ideogramma cinese sulla pienezza del vuoto.

AB, con grande forza d’animo, riesce ad essere presente all’inaugurazione a Grenoble il 27 novembre.

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